| USANZE TRADIZIONI E VITA DEL RECENTE PASSATO | |
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Gli
emigrati andati lontano in cerca di fortuna, non pensano a Ceprano come è
adesso, ma a come era quando l'hanno lasciato, tutto raggruppato in vicoli
stretti e bui, fiancheggiati da alte costruzioni piene di gente come
dentro a formicai. |
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Le pulizie di casa si facevano rapidamente: primo perché le abitazioni erano piccole e poi perché il pavimento di mattoni sconnessi, richiedeva solo una passata di ramazza, previa spruzzatura d'acqua per non sollevare la polvere. I servizi igienici erano ridotti all'essenziale. I panni si lavavano a fiume o al CANALE dove due vasche ancora visibili, servivano per l'insaponatura e per il risciacquo. La promiscuità era tanta, con buona pace per l'igiene! Spesso il sapone sfuggiva dalle mani e allora le lavandaie si munivano di una canna appuntita e cercavano di ripescare dal fondo il prezioso materiale |
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Il
PONTE è stato sempre il punto nevralgico del paese e dopo che i tedeschi,
nella ritirata, lo ebbero buttato giù insieme al PALAZZO DEL MARCHESE, fu
necessario farsi traghettare dalla barca oppure si doveva affrontare una
ondeggiante passerella quasi a pelo dell'acqua del fiume che li è largo e
profondo. |
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Le
case profumavano di pulito e di dolci e questi non potevano essere
mangiati se prima non avevano ricevuto la benedizione del sacerdote e dopo
il suono delle campane. Il GIOVEDI' SANTO si faceva visita ai SEPOLCRI
indossando l'abito nuovo. Era un via-vai di gente. Dai forni artigianali
si spandeva il profumo dei dolci che venivano cotti senza sosta notte e
giorno. Il VENERDI' SANTO le campane tacevano: erano "APPILATE".
Si andava in Chiesa esortati dal richiamo dei chierichetti che giravano
per il paese annunciando l'ora del giorno e l'inizio delle funzioni
religiose. Per attirare l'attenzione, agitavano rumorosi battacchi di
legno, I TRICTRAC e strillavano: "E' MEZZOGGIORNOOOOO ",
"ALL'AGONIAAAAA", "ALLA MESSA SECCAAAA" che era quella
del Venerdì Santo senza la Consacrazione. |
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La
Processione si faceva di sera. La statua di GESU' MORTO era portata, chissà perché, dai NOTABILI del paese
incappucciati di bianco e, sovrastata dal Baldacchino, sempre sostenuto da
"PERSONE IMPORTANTI", era seguito dalla Statua dell'Addolorata e
da una folla devota. Il percorso era illuminato da grandi falò, dove
ardevano fascine e mobili vecchi, raccolti nelle contrade dai soliti
ragazzini che ne facevano richiesta cantando: "A CHI 'NCE DA LE LENA
LA PORTA CE SFASCIAME". Naturalmente non era questa minaccia
monellesca a sollecitare l'offerta. Sabato Santo, dopo le dieci, si "SPILAVANO"
le campane e per noi bambini era obbligatorio rotolarci per terra, pena
grossi mal di pancia (strane credenze del tempo). |
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Le
FESTE PATRONAU erano bellissime, specialmente quelle dell'Assunta e di San
Rocco, |
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Le
PROCESSIONI si facevano di giorno, dopo la MESSA CANTATA. I Portatori si
incollavano le pesanti "MACCHINE" ed avanzavano lentamente
grondando sudore per la fatica e per il caldo. Le finestre erano addobbate
con le COPERTE PIU' PREZIOSE ed al passaggio della statua, scendevano
volteggiando miriadi di bigliettini colorati inneggianti ai SANTI e noi
bambini facevamo a gara a chi ne raccoglieva di più. Una gran folla
seguiva la processione e tutti cantavano. Le CAPOCORO, dalle voci
stentoree, avanzavano compatte, subito dietro la Statua, strette
sottobraccio l'una all'altra, formando una insuperabile barriera canora. |
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Non
mancavano gli svaghi offerti dall'ottima FILODRAMMATICA CEPRANESE, dalle
COMPAGNIE TEATRALI ITINERANTI, da FUNAMBOLI e SALTIMBANCHI e dalla visione
di film allora muti durante la cui proiezione BIAGIO AMATO,
accompagnandosi con la chitarra, cantava con bella voce melodie adatte
alla scena. La vita trascorreva nella normalità di tutti i giorni e se
succedeva qualcosa di diverso, i commenti erano tanti ed il ricordo durava
nel tempo. C'erano anche i momenti tristi ed erano i funerali. Il Sacerdote in abito talare, cotta bianca e stola nera, preceduto dalla Croce portata dai chierichetti, si recava ad accogliere il defunto ai confini del centro abitato. La salma giungeva sul carrozzone nero trainato da un cavallo nero, bardato in nero e giallo oro, guidato da Gerardo Cecconi. Dopo la Benedizione, il mesto corteo si avviava verso la Chiesa. Al suo passare si abbassavano le saracinesche, si chiudevano le porte dei negozi in segno di rispetto. Il silenzio era grande: si sentiva solo il ritmico rumore degli zoccoli sul selciato, sospiri e singhiozzi contenuti. Era veramente impressionante. Si viveva una vita a misura d'uomo con sensibilità e romanticismo come nei film e nelle canzoni del tempo. Per la via si incontravano persone e non fari di automobili. Il vecchio borgo ora è in disfacimento: c’è solo l’ombra del passato nel ricordo di chi ha vissuto quei giorni. Ceprano ora è diventata moderna ma si è "sparpagliata". In campagna non ci sono più capanne di tavole ma graziose villette con profumanti giardini. Si vive in palazzi pieni di confort moderni. I giovani sono belli, alti, sicuri di se, istruiti, cosmopoliti. La nostra cittadina è diventata più ricca ma ha perso l'identità e la caratteristica del proprio ambiente umano e naturale. Stiamo diventando un paese anonimo, indifferente, frettoloso. In poco più di sessanta anni il progresso ci ha regalato il benessere materiale, ma rischia di farci perdere l'umanità che sempre ci ha caratterizzato. Una poetessa scrisse. "LSSATECE PASSA', SIAM CEPRANESE, NECCONE STRAFUTTENTE MA CURTESE…”. Lillina
Rossi |
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