IL CONTADINO: UN MESTIERE FATTO
DI SACRIFICI
Intervista
al sig. Arduino Maceroni (di anni 90).
Alessandra
e Sara: -Buongiorno signor Maceroni, stiamo svolgendo delle ricerche sul
mestiere del contadino.Lei sa qualcosa che potrebbe esserci d'aiuto. ?-
Signor Maceroni: - lo non
ho mai fatto il contadino ma sono stato un proprietario terriero e sono
sempre stato accanto ai coloni che lavoravano per me ed ho imparato
tutto sul mestiere e soprattutto che richiede molti sacrifici-.
A. e S.: -Ci può dire come si svolgeva la vita del contadino?-
M..: -Era molto dura. Ci si alzava prestissimo,qualche ora dopo l’alba
e dopo essersi preparati, si andava immediatamente a lavorare,
portandosi dietro una tovaglia nella quale erano avvolti dei viveri,un
canestro che conteneva le varie stoviglie e gli attrezzi del mestiere.
Verso mezzogiorno si pranzava, si apriva la "mglina",si
stendeva per terra "gl mantile", si "apparecchiava"
e si mangiava ciò che si era portato da casa: pane, salsicce, olive,
fagioli, fave, formaggio e da bere o acqua o vino. Poi si risistemava e
si riprendeva il lavoro fino al tramonto, quindi si ritornava a casa per
gustare una minestra e per mettersi subito a letto, in modo da essere
pronti per la mattina dopo.-
A. e S. : -Il contadino era sempre indipendente?-
M.: - No. Spesso i contadini erano coloni che lavoravano presso i
latifondisti e i mezzadri.
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Talvolta
il contadino “indipendente”, si trasformava in commerciante e
vendeva i frutti del suo lavoro al mercato. -
A. e S.: -Cosa veniva piantato?
M.: -Mah, un po' di tutto: pomodori, zucchine, rape, insalata, tanni,
fagioli, fave, broccoli, ceci piselli, patate, cavoli, peperoni,
cavolfiori, cipolle e aglio. Di frutta se ne coltivava poca perlopiù
pere, ciliegie, mele, prugne e fichi. Era fiorente anche la coltivazione
della vite e dell’olivo.Ma la vera fonte di sostentamento era
rappresentata dai cereali: avena per il bestiame,granturco, orzo ed in
particolar modo il grano. –
A. e S..: -Poc'anzi ha detto che il grano era la fonte di sostentamento
principale. Ci può parlare di come veniva seminato, mietuto e
trebbiato? Se non erriamo prima si doveva preparare il terreno….
M..: - Prima della semina, il terreno veniva dissodato, si toglievano le
pietre più grosse, si bruciavano i cespugli e gli arbusti e si
sradicavano le erbacce. Poi ai buoi si metteva il giogo, a cui era
attaccato l'aratro.
L'aratro
"tagliava" il terreno sia dall'alto verso il basso, con una
parte del coltello, sia orizzontalmente, con una parte detta vomere, e
"l'orecchio" rivoltava la fetta di terra. |
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Il lavoro eseguito
dall'aratro doveva essere completato con l'erpice, uno strumento
costituito da un telaio
snodato o rigido e munito di lame che servivano a sminuzzare le zolle di
terra. Poi si passava l'estirpatore, che si usava per sradicare la
gramigna che era ancora presente sul terreno. Le famiglie più ricche
potevano permettersi la fresatrice, che faceva il lavoro meccanicamente.
Infine il terreno veniva concimato. –
A. e S.: -Ora veniamo alla semina M.: -Si seminava spargendo a mano dei
chicchi di grano sul terreno lavorato. -
A. e S.: -E poi c'è la mietitura M.: -Precisamente. Si mieteva verso
giugno. Ci si alzava la mattina presto per fare la maggior parte del
lavoro prima delle ore più calde della giornata. Con la mano si teneva
fermo un gruppo di spighe e col "serricc", sarebbe a dire il
falcetto, si tagliavano le spighe poco più su della radice. Finito il
lavoro le spighe venivano riunite in fasci, legati con una spiga di
grano più lunga, e si portavano all'aia per essere trebbiati. -
A. e s.: -Come si svolgeva la trebbiatura?-
M.: -I fasci venivano sciolti e le spighe potevano essere trebbiate in
due modi: con la "trebbia", cioè un antenato della moderna
mototrebbiatrice, o a "braccia", col "correggiato" o
al banco, oppure sulle aie con gli animali, per calpestio. -
A. e S.: -Come veniva conservato il grano?-
M.: -Il grano veniva posto in grandi sacchi di iuta, chiusi con della
rafia, e trasportati sui carri al mulino, dove veniva macinato per farne
farina; oppure veniva messo nel granaio, che doveva essere fresco ed
asciutto, assieme agli altri cereali. - (A Ceprano il mulino è stato in
funzione fino agli anni '80).
A. e S.: -E delle stoppie cosa ne facevate?-
M. : -Le stoppie venivano radunate in mucchi con i forconi e venivano
poste nel pagliaio e usate come paglia. Se la paglia non serviva, le
stoppie venivano radunate nel campo e bruciate. -
A. e S: -Non doveva essere un lavoro facile. ..- M. : -Già. ..-
A. e S. : -T ornando a noi: abbiamo detto come si lavora il terreno ma
può indicarci quale terreno era meglio adibire a coltivazioni?-
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M.: -Il terreno non doveva essere ne argilloso ne sabbioso ne calcareo ne
umifero ne roccioso. Il terreno agrario ideale dovrebbe essere composto
da il 60% di sabbia, il 20% di argilla, il 10% di calcare e il 10% di
humus. Il terreno non doveva essere ne troppo asciutto ne troppo umido e
ne troppo in pendenza ne troppo in pianura; ma, ovviamente, ogni
contadi- no doveva accontentarsi del pezzo di terra che aveva. -
A.
e S.: -Era importante l'esposizione del terreno ai raggi solari?-
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M.: -Si, ogni coltura aveva bisogno di una particolare esposizione,
anche perché non c'erano
le serre come oggi. Ad esempio il pomodoro, deve essere esposto a sud
dove godeva al massimo della luce solare e non si poteva mettere a nord,
dove riceveva la luce di sbieco; ne ad est dove i raggi sono caldi solo
il mattino, ne ad ovest dove la luce è buona solo nel tardo pomeriggio.
Sbagliare la posizione poteva essere fatale. - A. e S.: -Come si faceva
ad irrigare le colture? -
M. : - C'erano dei vasconi, vasche di cemento interrate, poste vicino
all'orto che si riempivano di acqua piovana. Quando si doveva innaffiare
l'orto, si riempivano dei secchi e l'acqua veniva portata alle
coltivazioni. I cereali non venivano innaffiati dal contadino, ci
pensava la pioggia. Anche la rugiada era utile, coprendo le piante con
le sue goccioline, cosi come le nubi che impediscono il raffreddamento
del terreno; come la neve che riparava le piante dal gelo .-
A. e S.: -Ma gli agenti atmosferici non sono sempre benevoli vero? - M.:
-Certo che no . Talvolta causano danni irreparabili.
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A.
e S.: -Ma quando la grandine rovinava il raccolto o c'era la carestia o
la moria del bestia- me come si faceva? -
M.: -Si tirava avanti, con forza di volontà e tenacia. E poi c'era
sempre qualche risorsa: era difficile non"riuscire a cavarsela.-
A. e S.: -Quali animali si allevavano? -
M.: -Solitamente erano mucche, buoi, vitelli, pecore, agnelli, capre,
capretti, asini, conigli, maiali, galline, polli, pulcini e talvolta
cavalli, tori, montoni e galli.-
A. e S.: -Cosa era più difficile, allevare il bestiame o
coltivare le piante? -
M.: -Tutti e due e nessuno. Star dietro al bestiame era faticoso ma
anche lavorare nei campi non era cosa da poco. Insomma due lavori che
spezzano la schiena e che prendono un sacco di tempo.
A. e S.: -Grazie per la sua collaborazione, siamo liete di aver imparato
tutte queste cose e di aver capito che il contadino non è un mestiere
di "seconda mano" ma un mestiere che solo le persone forti e
tenaci riescono a fare.
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Maceroni
Alessandra II A Piccirilli Sara II C
S.M.S.
"DANTE AUGHIERI" CEPRANO A. S. 2002/2003
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