IL CIABATTINO

Antonio Zompanti (detto "Sciumecc") lavorava in una stanzetta del chiostro della Chiesa di S.Antonio Abate, nella quale restava dal mattino presto fino al tramonto. Usava sedersi per lavorare su un basso sgabello di legno e davanti aveva un banchetto più alto, dove appoggiava la forma per fare le scarpe.
Il materiale che usava era sempre a portata di mano; le puntine, di varie misure, si trovavano in un piccolo recipiente di legno, appositamente separate fra loro.
La colla era conservata in un tegame di terracotta e a fianco v'era sempre un pennello che veniva usato per spargerla sulle suole, che venivano dapprima tagliate e poi incollate. Queste, in seguito, venivano cucite con ago, filo e "suggia" (strumento che serviva a forare le suole).
Per fare un paio di scarpe impiegava due ore circa, ma il tempo poteva variare a seconda del tipo di scarpa: per bambino, per signora o sandalo...
" Sciumecc" eseguiva soprattutto riparazioni. Riparava ogni tipo di calzatura: scarpa, stivale, sandalo, e li ritingeva secondo il gusto del cliente.


Nè lui nè gli altri calzolai guadagnavano molto. Sovente, venivano retribuiti con prodotti casarecci come uova, formaggi, pollame..., data naturalmente la scarsità del denaro circolante.
Con l'avvento dell'industria delle calzature nei primi tempi il lavoro sembrò rimanere stabile, ma con il passare del tempo diminuì gradualmente. Sopraggiunse poi la morte, che chiuse definitivamente la carriera terrena di questo umile e originale artigiano di Ceprano.

 

L'alunno Antonio Michetti 12 anni
S.M.S. DANTE ALIGHIERI
Ricordi della nonna Martini Giovanna 58 anni,
e della bis-nonna Gianfermi Rosa 93 anni.

 

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