Cronache di laboratorio e di museo
La forma attuale del cranio di Campogrande è il risultato di un procedimento iniziato nel 1994 (con la scoperta dei frammenti fossili) e concluso nel 1999. È sostanzialmente basato sulla ricostruzione iniziale compiuta dal professor Ascenzi, allora presidente dell'Is.I.P.U., e dai suoi collaboratori, successivamente perfezionata da Ron J. Clarke, dell'Università del Witwatersrand, infine revisionata dai Professori Marie Antoinette de Lumley, dell'Institute de Paleontologie Humaine di Parigi, e da Francesco Mallegni, altro membro dell'Is.I.P.U., docente di paleoantropologia all'Università di Pisa. Alle dettagliate descrizioni iniziali, compiute sempre dal compianto professor Ascenzi, si sono aggiunte le osservazioni del professor Mallegni e quelle del professor Giorgio Manzi, attuale Segretario Generale dell'Is.I.P.U., docente di paleoantropologia all'Università di Roma "La Sapienza
Ne risulta, come abbiamo visto, un cranio chiaramente arcaico, estremamente massiccio, dallo spessore in alcuni tratti superiore ai 16 millimetri contro i 5-6 in media dell'uomo moderno. Rispetto ad altre forme antiche del genere Homo c'è un significativo aumento del volume endocranico che può essere calcolato intorno ai 1150 ml. Mostra una marcata arcata sopraccigliare. A causa di una pressione dei sedimenti sotto i quali era sepolto, il reperto si presenta leggermente distorto, compresso nella parte sinistra e innaturalmente inclinato verso destra. L'esame approfondito di ogni singolo dettaglio morfologico e la tomografia assiale computerizzata, conducono alla conclusione che il cranio in questione possa essere collocato in una fase evolutiva che precede in Europa sia Homo heidelbergensis che, a maggior ragione, Homo neanderthalensis.
Tale deduzione è suggerita, anzi suffragata, sia dall'analisi stratigrafica del sito del ritrovamento (e dalla conseguente antichità del reperto fossile), sia dalla presenza di manufatti trovati a non molta distanza, sia dalla morfologia stessa del cranio.
Il livello geologico in cui è stato trovato il cranio è posto al di sotto dello strato in cui sono stati rinvenuti manufatti riferibili a circa 450 mila anni fa. 

 Ma è anche sottostante uno strato che, presentando residui dell'attività vulcanica regionale databili fino a circa 700 mila anni dal presente, è ancora più antico di questa data. Inoltre, considerando il fatto che il fossile possa essere stato trasportato dall'erosione delle acque e quindi sia giunto "secondariamente" nel sito di rinvenimento (dunque, anche molto tempo dopo la morte dell'individuo), non è azzardato ritenere che il cranio umano di Ceprano possa risalire a un'epoca compresa tra 800 e 900 mila anni fa. 
E' la datazione migliore che si possa dare al momento, in attesa che gli scavi in corso acquisiscano gli elementi necessari per una precisione forse maggiore. Sul piano dell'analisi paleoantropologica, il cranio di Ceprano è un vero e proprio "anello di congiunzione" tra forme più arcaiche del genere Homo (Homo habilis, Homo ergaster, Homo erectus) e altre specie più progredite, che compaiono in seguito nell'albero filogenetico dell'evoluzione umana (Homo heidelber- gensis, ma anche Homo neander- thalensis e, ovviamente, Homo sapiens).


E' un anello che ancora mancava, se si eccettuano i reperti frammentari della Gran Dolina della Sierra de Atapuerca. Insieme alle considerazioni che abbiamo già fatto in precedenza, l'analogo significato evolutivo che possiamo attribuire sia a Ceprano che ad Atapuerca contribuisce non poco a far ritenere che, in un caso e nell'altro, siamo in presenza della medesima specie: Homo antecessor.
Il primo colonizzatore del continente europeo. In altre parole, il cranio di Ceprano si candida, per datazione, collocazione geografica e per le sue caratteristiche morofologiche, a rappresentare l'antenato comune tra due linee evolutive successive, quelle che rispettivamente porteranno alla comparsa dell'uomo di Neandertal e della nostra stessa specie, Homo sapiens. Il fatto che il Neandertal si sia poi evoluto in Europa, dunque in una certa continuità (almeno geografica) con i fossili di Homo antecessor rinvenuti a Ceprano e ad Atapuerca, mentre Homo sapiens a quanto ne sappiamo compare per la prima volta in Africa (intorno a 150 mila anni fa), pone questioni ancora da risolvere per gli scienziati.



Questo sì rimane un enigma. Uno dei tanti che ancora dobbiamo svelare. Sono state fatte innumerevoli analisi comparative con fossili umani che avessero cronologie simili a quella di Ceprano. Molte altre se ne stanno facendo e se ne faranno. Ma una conclusione rimane chiara: non c’è nulla di paragonabile. L’uomo di Ceprano è unico.
Se è proprio la sua unicità a dargli una grande importanza, in qualche modo ne comporta anche il limite "mediatico" che ha fino a oggi contribuito a relegarlo in una nicchia un pò enigmatica, di difficile accesso per i non addetti ai lavori e quindi poco visibile. Il fatto che fino a ora sia stato solo raramente incluso in articoli e testi divulgativi è uno di quei destini che sono comuni a molte scoperte scientifiche o a fatti della storia che, per una ragione o per l'altra, tardano a colpire l'immaginario collettivo. AI contrario, il complesso paleontologico di Atapuerca (tanto per fare un esempio che ci è già noto), anche perché ricco di manufatti, ossa di animali e siti databili a epoche diverse della preistoria umana, ha goduto di una pubblicità e di una spinta divulgativa enormi, senz'altro giustificate e condivisibili.


Ma per fortuna qualcosa sta cominciando a muoversi anche per il nostro primo antenato della provincia di Frosinone. Innanzi tutto è stato istituito il Museo Preistorico di Pofi, diretto proprio da Italo Biddittu, che costituisce il centro di esposizione e di studio dei ritrovamenti preistorici del territorio provinciale, sorto a coronamento degli importanti risultati ottenuti con le ricerche che durano da oltre quarant'anni. E' stato aperto al pubblico alla fine di marzo 2001 e si sviluppa su una superficie di circa 350 mq, con 40 espositori, con un percorso didattico adatto a ogni età.
Ma l'aspetto ancor più fondamentale è che si è dato nuovo slancio alle ricerche su questo straordinario cranio fossile e agli scavi sul territorio, consentendo in tal modo di verificare in laboratorio e sul campo gli studi effettuati in passato e, più in generale, le nostre conoscenze, le ipotesi e le congetture su questa fase dell'evoluzione umana. Reperti che, in un primo momento, erano stati rinvenuti nel corso di ricognizioni di superficie sono andati finalmente a costituire gli elementi di un sito preistorico e paleontologico vero e proprio. Anzi, un insieme di siti. Ed è molto probabile che dai siti di Campogrande, presso Ceprano, in provincia di Frosinone, vengano nuove straordinarie scoperte...

ipotisi di lavoro sull'evoluzione degli ominidi
(rielaborato da I.Tattersall)


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