Argil

La storia italiana è piena di grandi personaggi che hanno influito non poco sul destino del mondo intero o che comunque hanno segnato pagine importanti del nostro passato. Artisti, pensatori, letterati, pontefici, imperatori, scienziati, esploratori. Non crediamo ci siano tanti nomi eccellenti in nessun altro paese, in nessun'altra cultura. Basti pensare a Giulio Cesare, San Francesco, Dante, Leonardo, Cristoforo Colombo, Galileo, Marconi e decine, forse centinaia di altri nomi illustri. Personaggi che, insieme alle loro opere, costituiscono un patrimonio dell'umanità.
Una dozzina di anni fa si è andato ad aggiungere a questa lunghissima lista un nome nuovo, un nome un pò strano per la verità, il nome di un personaggio vissuto oltre 5 mila anni fa nelle valli alpine. Nel 1991 infatti fu scoperta la mummia, in straordinario stato di conservazione, di un uomo, soprannominato Otzi, che morì in Alto Adige, a poche decine di metri dal confine con l'Austria, e restò quasi immediatamente ricoperto dai ghiacci per oltre mille lustri. Non si sa chi fosse questo Otzi (dalla valle di Otzal dove fu ritrovato), come sia vissuto, cosa facesse, ma il fatto che si tratti della mummia più antica del mondo e di un "cittadino" italiano (anche se all'inizio era stato dato per austriaco), lo ha reso popolare come una rock star. Sono usciti articoli, libri e volumetti d'ogni tipo; s'è allestita un'ala del museo di Bolzano solo per lui. E ancora: mostre itineranti, siti internet, documentari a ripetizione e persino gadgets.


Il cranio che è stato scoperto due anni dopo nelle campagne di Ceprano, in località Campogrande, è a prima vista meno appetibile per i media, ma è senza dubbio molto più importante da un punto di vista scientifico. Certo, non è nemmeno un cranio intero: c'è solo una calotta cranica. Ma che calotta! Non parliamo di 5 mila anni come nel caso di Otzi. Parliamo di 800-900 mila anni fa. Qui parliamo di Paleolitico (antica età della pietra) e non della prima Età dei Metalli, o Eneolitico...
L'uomo di Campogrande di Ceprano, o più semplicemente "l'uomo di Ceprano" (come ormai è conosciuto in tutto il mondo fra gli addetti ai lavori della paleoc pologia), l'uomo che è stato soprannominato "Argil" dal suo scopritore (perché ritrovato in uno strato d’argilla), l’uomo cui apparteneva quel cranio, è il più antico europeo che conosciamo. Non solo. E’ una prova di tesi evolutive che fino al giorno prima potevano apparire azzardate. Non solo, apre un mondo di ricerche che potranno gettare nuova luce sul nostro passato e sull’intera evoluzione umana.
Sono ormai trascorsi 10 anni dalla scoperta, ma Argil non ha ancora fatto breccia nella fantasia popolare. Peggio, è quasi sconosciuto. Viene citato solo in qualche articolo per specialisti e quasi mai in libri o documentari. Forse perché l'Italia non è in grado o non ha più voglia di celebrare se stessa, forse perché da parte del mondo scientifico italiano c'è una sorta di pudore; nello sbandierare le nostre conquiste, nel darle in pasto ai media, nel farle divenire prodotto di consumo Eppure non c'è dubbio che l'esemplare fossile di Homo rinvenuto a Campogrande abbia lasciato il segno.
Per farla breve, crediamo che Argil, l'uomo di Ceprano meriti un'attenzione maggiore e chissà, anche un posto tutto suo in quella schiera di personaggi illustri che il nostro paese è onorato di annoverare. Perché , è bene ricordarlo, quel cranio apparteneva a un essere umano. Di 800 mila anni fa, certo, ma pur sempre un essere umano. Con le sue emozioni, i suoi istinti le sue paure, i suoi pensieri, i suoi affetti. Saranno pure state emozioni e pensieri primordiali, da "uomo delle caverne", ma comunque da degno rappresentante del genere Homo, del genere umano, ben prima della comparsa di Homo sapiens.
Ecco perché si è voluto raccontarlo un pò a tutti questo primo Italiano. Perché non si tratta di una persona qualunque, ma di nostro "nonno" o "bisnonno", se vogliamomo. Un bisnonno che non eravamo sicuri nemmeno che esistesse e che improvvisamente sbuca fuori dalle pieghe della storia, anzi della preistoria. E che ci porta a ridisegnare tutto il nostro albero genealogico.


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