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principio era l’Africa |
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Circa settanta milioni di anni fa apparve sulla terra
l'antenato di tutte le scimmie, o primati. Verso i venticinque milioni
di anni i suoi discendenti seguivano ormai alcune linee evolutive
separate tra le quali due più importanti per la nostra storia (che è
poi quella dei primati afro-eurasiatici o del "vecchio
mondo"): una che portava alle scimmie comuni, e l'altra alle
scimmie antropomorfe. Intorno ai cinque milioni di anni fa gli ominidi
si erano differenziati dalle altre scimmie antropomorfe africane. Sono
state identificate parecchie specie di queste "australopitecine"
(come vengono chiamate dal nome della specie di riferimento: Australopithecus
africanus), che si diffusero e si differenziarono in Africa a
partire da almeno 4 milioni di anni fa, fino ad estinguersi verso lo
scoccare dell'ultimo milione. Tutte tranne una, ma questa era già Homo.
Vediamo un pò più in dettaglio come andò. Circa 6 milioni di anni
fa, verso la fine del Terziario, la terra cominciò a raffreddarsi e una
serie di eventi tettonici portò alla formazione del Rift africano.
L'estensione delle foreste si ridusse drasticamente e si formarono spazi
aperti come praterie e savane. Alcune scimmie furono costrette. per
così dire, a scendere dagli alberi e a più riprese provarono a
inoltrarsi nella savana alla ricerca di cibo. La natura selezionò
quegli individui e quelle specie che affidavano ai soli arti posteriori
il compito di camminare. Le mani erano ora disponibili per compiti
sempre più raffinati, come raccogliere oggetti, trasportarli e magari
servirsene come utensili. |
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Ma perché gli scienziati considerano Australopithecus, o parte di questo gruppo di specie (e altre più ipotetiche forme di ominidi), come il precursore del genere Homo? Cos'è che lo differenzia da quegli animali che erano e sono rimasti scim- mie (sia pure "antropomorte")? A una prima e inesperta occhiata, i crani di un'antropomorta (pensiamo a uno scimpanzè) e quelli di un ominide primitivo sono infatti molto simili. Ma gli studiosi non si perdono d'animo, sanno quali par- ticolari devono andare a guardare. E si pongono una semplice domanda: quali sono i caratteri che distinguono in maniera sostanziale l'uomo dalle scimmie? Innanzitutto la stazione eretta, poi la dieta e infine lo sviluppo del cervello. E allora bisogna esaminare il foro occipitale in cui si innesta la colonna vertebrale, i denti, la calotta cranica e il resto dello scheletro. Ed ecco che scopriamo delle differenze che prima ci erano sfuggite: il foro occipitale tende a innestarsi verso il centro della base del cranio; le ossa del bacino si allargano; le anche si snodano diversamente; l'articolazione del ginocchio è più mobile; la colonna vertebrale ha un andamento a "8"; l'alluce si allinea con le altre dita. Tornando al cranio, gli incisivi e i canini diventano più piccoli, i premolari e i molari si ingrandiscono, la faccia si riduce, mentre la "camera" destinata al cervello si amplia lentamente ma inesorabilmente. E comincia a farlo proprio dalla comparsa di quelle forme di ominidi che possiamo iniziare a chiamare Homo. La più antica di queste è Homo habilis, che comincia intorno a 2 milioni di anni fa (forse già intorno a 2,5 milioni) anche a scheggiare la pietra e a servirsene per macellare, rompere, colpire. Il primo esemplare fu ritrovato a Olduvai, in Tanzania, nei primi anni '60. E qui è testimoniata davvero l'evoluzione della specie che comincia a divenire sociale, a servirsi di utensili e probabilmente a comunicare in modo più articolato. Ora abbiamo risposto alla prima parte della domanda. Da dove veniamo? Dall'Africa. Ma come si diffusero gli antenati della nostra specie (già Homo, ma non ancora Homo sapiens) nel resto del mondo ? La terra era più o meno com’è oggi, oppure i continenti erano meno separati? |
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